Riuscivo a malapena a vedere per le lacrime.
Scriveva che quando i medici le dissero che stava per morire, finalmente aveva capito qualcosa che si era rifiutata di ammettere per dieci anni.
Non era scomparsa perché aveva smesso di amarmi.
Era scomparsa perché era terrorizzata all’idea che potessi odiarla se mi avesse detto la verità.
Poi l’ultimo paragrafo mi fece tremare le mani:
“Non sono tornata perché stavo morendo”. Sono tornata perché la morte alla fine mi spaventava più della possibilità di non poterti più stringere tra le braccia, e quella paura era più grande della paura di sentire dalle tue labbra che non mi avresti mai perdonato.
Di seguito avevo scritto:
“Questi cinque giorni non sono bastati a recuperare dieci anni perduti. Ma sono stati i primi cinque giorni in un decennio in cui la paura non ha preso le decisioni al posto mio.”
Rimasi seduta lì, con in mano la foto dell’ecografia, molto tempo dopo che Mara se n’era andata.
Per dieci anni avevo creduto che Cara mi avesse lasciata perché non mi amava abbastanza da restare.
La verità era molto più dolorosa.
Mi aveva amata da sempre.
Ma a volte l’amore non si distrugge con l’odio.
A volte si distrugge con la paura, il silenzio e le parole che le persone hanno troppa paura di dire… finché non è troppo tardi.
