“Mi chiamo Mara. Vivevo con Cara.”
Guardai la busta.
“Cos’è questo?”
Mara si avvicinò un po’ di più.
“Cara non era pronta a dirti il vero motivo del suo ritorno.”
Mi si strinse lo stomaco.
“Di cosa stai parlando?”
“Ha passato dieci anni ad avere paura della verità.”
Poi Mara guardò verso la tomba.
“Ma ora non ha più nulla da temere.”
Dentro la busta c’erano una chiave di ottone e un indirizzo.
Un’ora dopo, Mara mi portò all’appartamento di Cara.
Nell’armadio della camera da letto c’era una cassa di legno chiusa a chiave. La chiave aprì la porta.
Dentro c’erano decine di lettere.
Ogni busta portava il mio nome.
Alcune avevano dieci anni.
Altre erano state scritte solo poche settimane prima.
Presi la più vecchia.
Le mie mani tremavano mentre la aprivo.
La prima frase mi fece gelare il sangue:
“Ho scoperto di essere incinta la mattina prima del nostro litigio.”
La rilessi.
E poi ancora.
Cara scriveva che quando quella sera mi aveva chiesto se avessimo figli, lo sapeva già.
Non si riferiva a un futuro lontano.
Stava cercando di capire se poteva dirmi che saremmo diventati genitori.
E quando risi e dissi che non volevo figli per diversi anni, andò nel panico.
Si convinse che se me l’avesse detto, avrebbe rovinato il mio futuro.
Così se ne andò.
Ma non finì qui.
Solo pochi giorni dopo, Cara perse il bambino.
Sola.
La lettera successiva conteneva una sola frase che mi ha quasi spezzato il cuore:
“Ho perso nostro figlio, e dopo non sapevo come tornare senza dirti che vi avevo privati l’uno dell’altra.”
Mi lasciai cadere sulla sedia accanto al baule.
“Perché non me l’ha detto?”
Gli occhi di Mara si riempirono di lacrime.
“Ci ha provato.”
Mi mostrò le altre lettere.
Cara mi aveva scritto per dieci anni.
Aveva comprato biglietti del treno e poi li aveva annullati.
Era venuta in macchina nella mia città prima di tornare indietro.
Aveva composto il mio numero senza mai premere il tasto di chiamata.
Aveva persino seguito la mia vita da lontano attraverso i nostri amici comuni.
“Sapeva dove mi trovavo?”
Mara annuì.
La rabbia mi esplose dentro.
“Quindi, potevo tornare quando volevo?”
“Sì.”
“Allora perché proprio adesso?”
Mara frugò nel baule ed estrasse un’ultima busta.
A differenza delle altre, su questa c’era scritto:
“LEGGI ALLA FINE”.
Dentro c’era una fotografia.
Un’ecografia.
Il nostro bambino.
Dietro c’era l’ultima lettera di Cara.
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