Il dicembre del 1911 non fu un periodo di tranquilli festeggiamenti per Marie Skłodowska-Curie. Stava per ricevere il suo secondo Premio Nobel, questa volta per la chimica. Si trattava di un traguardo senza precedenti, ma la notizia del suo trionfo scientifico fu quasi completamente oscurata da uno scandalo scatenato dalla stampa scandalistica francese.
I giornalisti ebbero accesso alla corrispondenza privata di Maria con Paul Langevin, un eminente fisico che all'epoca era sposato. Estratti delle lettere furono pubblicati sulle prime pagine dei giornali e la vita privata della scienziata divenne oggetto di una spietata sensazionalizzazione.
Gli attacchi della stampa erano un misto di xenofobia, misoginia e risentimento verso una donna che aveva raggiunto il successo in un mondo dominato dagli uomini. Una folla violenta si radunò davanti alla casa parigina di Maria, rompendo finestre, lanciando pietre e urlandole di lasciare la Francia in quanto "straniera".
La notizia che la stessa donna fosse appena diventata la prima persona a ricevere due premi Nobel in due diversi campi scientifici passò in secondo piano. Maria fu privata della sua privacy, giudicata pubblicamente ed esposta a un'ondata di odio.
Il primo incontro tra Marie Curie e Albert Einstein
Solo poche settimane prima, nell'autunno del 1911, si era tenuta a Bruxelles la prima Conferenza Solvay. Le menti più brillanti della scienza contemporanea si erano riunite in un unico luogo. Fu lì che Maria Skłodowska-Curie incontrò Albert Einstein, un fisico trentaduenne che lavorava a Praga.
Maria aveva quarantaquattro anni all'epoca. Il suo volto mostrava la stanchezza di anni di lavoro con il radio e il peso dell'esperienza successiva alla tragica morte del marito, Pierre Curie. Durante la conferenza, lei ed Einstein si scambiarono solo poche parole. La sua attenzione era completamente assorbita dalla nuova fisica, mentre la vita di lei ruotava attorno alla ricerca e al lavoro di laboratorio.
Al suo ritorno a Praga, Einstein assistette all'ondata di indignazione mediatica scatenata contro Maria. Non poté rimanere indifferente. Indignato per l'ingiustizia, si sedette alla sua scrivania, prese una penna e le scrisse una lettera.
Una lettera scritta non per la storia, ma per lei
Einstein non scriveva pensando ai giornali, ai futuri biografi o alle generazioni future. Le sue parole erano destinate unicamente a una donna sola e vessata che forse si sentiva come se il mondo intero le si fosse rivoltato contro.
Non cercò di offrirle consigli altisonanti né di fingere di avere una soluzione semplice. Ammise di sentirsi a disagio perché non aveva alcuna saggezza da impartire che potesse far tornare indietro il tempo o fermare la diffamazione della stampa. Allo stesso tempo, si rifiutò di rimanere in silenzio oltre.
Assicurò a Maria di credere nella sua forza interiore. Sottolineò inoltre che lei certamente disprezzava la folla, sia che la applaudisse sia che cercasse di buttarla giù.
Einstein scrisse della sua ammirazione per l'intelletto di lei e per la sua inflessibile ricerca della verità e dell'onestà. Si considerava fortunato di averla incontrata personalmente durante una conferenza a Bruxelles.
Le trasmise inoltre un pensiero semplice ma estremamente importante: ogni persona retta dovrebbe essere felice che esistano persone come lei al mondo.
Concluse la lettera con il suo caratteristico umorismo pungente. Consigliò a Maria di non leggere ulteriori attacchi da parte della stampa e di lasciarli a coloro per i quali erano stati scritti.
Maria Skłodowska-Curie non si è arresa
Nonostante lo scandalo e le pressioni, Maria si recò a Stoccolma. Accettò il Premio Nobel per la Chimica, presentandosi davanti al pubblico riunito a testa alta. Si rifiutò di lasciare che le accuse pubbliche la privassero del suo diritto al trionfo scientifico.
Lei sapeva già che, oltre alla folla che la condannava, c'erano anche persone che riconoscevano il suo vero valore. Uno di questi era Albert Einstein, che da Praga le inviò non solo parole di sostegno, ma anche un segno del suo profondo rispetto.