Avevo solo dieci anni quando ho imparato che il corpo umano poteva diventare un vero e proprio campo di battaglia. Questa lezione non mi è stata impartita attraverso testi o grandi metafore letterarie, ma è stata incisa direttamente sulla mia pelle, nel profondo di me, e l’ho percepita nel pesante e soffocante silenzio che ne è seguito. Mi chiamo Mélis Durock. Sono nato nel 1932 a Saint-Rémy-sur-Loire, un villaggio così piccolo e insignificante che non compariva nemmeno sulle mappe stradali regionali.
La mia infanzia trascorse tra dolci colline ricoperte di vigneti e vasti campi di grano, scandita dalla semplice gioia degli incontri domenicali e dagli inni della Messa. Mia madre sfornava pane fresco ogni mattina, riempiendo la nostra casa di un dolce tepore, mentre mio padre riparava pazientemente orologi nella sua piccola officina. Le mie sorelle maggiori, Aurore e Séverine, incarnavano tutto ciò che sapevo sull’amore incondizionato. Aurore aveva diciannove anni e sognava segretamente di diventare insegnante nella scuola del villaggio. Séverine, ventunenne, trascorreva i pomeriggi ricamando eleganti abiti bianchi per cerimonie a cui non aveva mai partecipato prima.
